Traducese

Spesso, il Traducese si nota molto facilmente: si vedano, per esempio, i due saggi che seguono. Nel caso di errori così ovvi, spesso il Traducese strappa anche un sorriso.

 Da un cartello su un Bancomat a Venezia, scritto in stampatello grosso…

A DISPOSIZIONE ULTERIORE BANCOMAT GIRATO L’ANGOLO A 50 MT.

successivamente tradotto, a beneficio dei turisti anglofoni…

TO DISPOSITION OTHER AUTOMATIC TELLER TURNED THE ANGLE TO 50 MT.

(che, a volerlo ritradurre con il medesimo scrupolo usato da chi tradusse in inglese, diventerebbe più o meno: «a indole altro narratore automatico…» Vale a dire: “disposition” in inglese e “disposizione” in italiano altro non sono che un paio di falsi amici.)

Sulla pista ciclabile che costeggia il Naviglio Martesana poco fuori Milano, invece, un cartello realizzato da professionisti e apposto dalla Provincia di Milano:

 “Prestare attenzione alla caduta rami e alberi in caso di vento”,

 in cui “prestare” è stato reso con la forma inglese che significa “dare in prestito”, “caso di vento” diventa “cassa di vento”, e “rami” è stato reso con il plurale della parola “rame” anziché “ramo”.

Tuttavia, ci sono occasioni in cui il Traducese richiede indagini più approfondite riguardo a due questioni fondamentali: quella del significato e uso di specifiche parole ed espressioni, specie nel contesto delle traduzioni tecniche, e quella ancor più spinosa di che cosa costituisca un inglese accettabile.

 L’inglese è una lingua flessibile. Sintassi e ordine delle parole contano molto, ma anche una costruzione decisamente sghemba può ancora essere comprensibile. Se leggiamo che Sam the beans green him like eat, riusciamo a capire che a Sam piace mangiare fagiolini (Sam likes to eat green beans.)

Tuttavia, questa frase non è inglese. E, cosa ancora più importante, comunica un diverso e ben più chiaro messaggio: chi l’ha scritta è negligente al massimo grado, o semianalfabeta.

Di recente, una società di consulenza italiana si è messa a pubblicare annunci, in italiano, in cui offriva servizi di traduzione in inglese per siti web aziendali. «Comunicare in inglese è ormai uno strumento fondamentale di marketing e promozione», dicevano gli annunci. «Purtroppo, molti siti web e materiali pubblicitari creano un’impressione sfavorevole, o perché non prevedono una versione inglese, o perché l’inglese è pieno di errori grammaticali e sintattici». Il consulente dal canto suo offriva «tredici anni di studi negli Usa, una laurea e sei anni di esperienza nei settori di turismo ed esportazioni», oltre a «rapidità e prezzi bassi».

La qualità però non figurava tra le promesse: e c’era un buon motivo. Si prendano a esempio i seguenti passaggi dal sito stesso del consulente:

«We currently specialize in obtaining partnerships with Italian food companies and representing their products throughout North America and the rest of the world…. Our goal is to create synergies and partnerships between different companies so that each company that contacts us, wether it be on one side or the other of the Atlantic Ocean, benefits and profits from doing business through us…. We have the possibility of comunicating fluently in Italian, English and Spanish and have many years experience in the food business…. Even though we specialize with Italian food products, our experience can help you find any food product wherever it might be throughout the world…. Are you looking to source food products from Italy but have language problems communicating with the suppliers?»

In italiano, questo testo diventerebbe più o meno: 

«Attualmente siamo specializzati nell’ottenere accordi con industrie alimentari italiane e nella rappresentanza dei loro prodotti in America settentrionale e nel resto del mondo… Il nostro obietivo è creare sinergie e collegamenti tra diverse società così che ciascuna di esse, si trovi dall’una o dall’altra sponda dell’Atlantico, possa trarre beneficio e profitto dalla nostra intermediazione… È possibile communicare correntemente in italiano, inglese e spagnolo e molti anni di esperienza nel settore alimentare… Benché siamo specializzati con prodotti alimentari italiani, la nostra esperienza può aiutarvi a trovare qualunque prodotto alimentare, ovunque sia, in tutto il mondo… Volete sorgere il rifornimento di prodotti alimentari dall’Italia ma avete problemi linguistici nella comunicazione con i fornitori?»

Proprio come per la frase di Sam e i fagiolini, il significato si capisce. Però questo non è inglese (così come non è italiano). Neanche dopo tredici anni.

Inoltre, proprio il sito del consulente fornisce ampia prova della falsità delle rutilanti promesse contenute nell’annuncio: il signore critica i siti web che si servono di un inglese crivellato da errori di grammatica e sintassi, ma il suo sito ne è pieno, per non parlare della mancata revisione anche solo con un correttore ortografico (obietivo, communicare).

Gli anglofoni non-madrelingua che traducono dall’italiano all’inglese si affidano anche moltissimo a Internet, e lo fanno perché non possono contare sul livello di padronanza di un madrelingua. Poi le traduzioni sbagliate compaiono sui glossari on-line, come quelli sui siti per traduttori, e di lì vengono ripetute e perpetuate all’infinito.

In un recente scambio su uno dei maggiori gruppi on-line per traduttori che lavorano con l’italiano e l’inglese, una collega italiana chiedeva aiuto con il termine «sacchetto raccogli-prodotto» per una traduzione inversa in inglese. Il contesto era la descrizione di un aspirapolvere. Un altro traduttore italiano, non di madrelingua inglese, ha suggerito la versione letterale product collection bag, ed è questa la resa che la prima collega ha infine scelto. Far notare che un «sacchetto raccogli-prodotto» italiano è semplicemente un vacuum cleaner bag inglese non è servito a niente: la traduttrice è rimasta ferma sulla sua decisione, e questa traduzione errata rimarrà reperibile in eterno.

In un altro caso, un traduttore italiano che svolgeva una traduzione inversa in inglese cercava l’equivalente dell’italiano «Non capovolgere», scritta convenzionale che ad esempio si vede spesso sui cartoni di merci al dettaglio. Con l’aiuto di un dizionario, un altro traduttore inverso ha trovato i verbi turn over e turn upside down. Perciò ha suggerito: Do not turn over.

Solo un traduttore di madrelingua inglese saprebbe che la giusta traduzione del medesimo concetto nel medesimo contesto – una vera  traduzione, cioè, e non semplicemente la pedestre sostituzione di parole italiane con parole inglesi – è: this end up.

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